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Russian Tour - Россия Италия
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Личный опыт поездок по России без цензуры.
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25 лет рассказов о России: личные истории, туристы, новости.
Raramente la bacheca di facebook mi propone post interessanti. È lunghissimo ma lo condivido, sarà diviso in due pubblicazioni. Nel 1992 ho visto spararej per strada a San Pietroburgo. Nel 2018, quando sono tornata, non riconoscevo più quella città. Nel 2024 pensavo di sapere cosa avrei trovato. Nel 2026 mi sono accorta che mi sbagliavo ancora. Lo so già che qualcuno dirà: “è propaganda”. Sinceramente, non me ne frega niente.😄 Non è un post politico e non voglio parlare della guerra, di Putin, dell'Ucraina, dell'Europa o delle sanzioni. Voglio raccontare qualcos'altro, qualcosa di molto più semplice... la vita quotidiana, le città, le infrastrutture, le scuole, i trasporti, la cultura e le persone. E per farlo devo partire da me. Sono italo-russa. ( chi mi segue, lo sa già) Sono nata in Russia, l'Unione Sovietica in quei tempi e lì ho trascorso la mia infanzia. A tredici anni ho cominciato a fare avanti e indietro tra Berlino e Leningrado, fino a quando, dopo la caduta del Muro, mi sono trasferita a Monaco di Baviera. Sono tornata in Russia nel 1992 e ancora nel 1993. Dopo di allora, per più di venticinque anni, non ci sono più tornata. Quella parte di me l'avevo messa da parte, quasi rifiutata. C'erano le cose che avevo vissuto a Berlino, c'erano ricordi che facevano male e, con il tempo, mi ero costruita una certa immagine della Russia. Ma, a volte, la memoria ti può ingannare e la mente mente... Nel 2018 sono tornata anche per questo. Sentivo che mi mancava qualcosa, ma non sapevo darle un nome. Quando sono arrivata l'ho capito: cercavo una parte di me che avevo lasciato indietro. E l'ho ritrovata. La mia anima russa non era mai scomparsa, non era stata cancellata. Era rimasta sepolta molto, molto in profondità. Ma insieme a lei ho ritrovato anche un Paese che non riconoscevo più. Perché nella mia memoria c'era la Russia degli anni Novanta, quella che avevo visto nel '92 e '93, negli anni successivi allo scioglimento dell'Unione Sovietica. Un Paese sprofondato nel degrado, con la povertà che si vedeva ovunque. Nei negozi c'era pochissima merce e, spesso, anche quel poco non era alla portata di tutti perché semplicemente non c'erano i soldi. Ricordo gli anziani davanti alle stazioni della metropolitana. Si sedevano lì con quello che avevano, cercando di vendere qualsiasi cosa potesse fruttare qualche spicciolo: vecchi oggetti, vestiti, piccoli oggetti fatti in casa. Non per arrotondare la pensione, ma per riuscire a comprare qualcosa da mangiare. E poi c'era la criminalità, che sembrava essersi presa intere città. Gruppi criminali si facevano la guerra per spartirsi il territorio e il potere, arrivando anche ad ammazzarsi tra loro per conquistare una fetta della città. Un vero Far West. Ricordo ancora il 1992. Ero seduta nella hall di un albergo, bevevo un caffè, quando sentii degli spari. Mi affacciai alla finestra e vidi un uomo correre sparando verso quelli che lo inseguivano, mentre loro sparavano a lui. Io rimasi paralizzata e guardai la mia amica. Lei mi disse tranquillamente: “È normale. Levati da lì”. Quella era la Russia che avevo nella testa. Poi sono tornata nel 2018 e, appena arrivata a San Pietroburgo, ho avuto quasi la sensazione di essere arrivata in un'altra città. La città era cresciuta, si era trasformata. Nuove strade, ponti, infrastrutture, nuovi quartieri, trasporti. Una metropoli moderna, viva, pulita e curata. I ristoranti erano pieni, ma quello che mi incuriosiva erano soprattutto i teatri. A San Pietroburgo ce ne sono tantissimi e sono pieni praticamente tutti i giorni; molti fanno addirittura due spettacoli al giorno. Se da noi a volte sembra che ci siano più banche e bar che altro, lì ho avuto quasi l'impressione che ci fossero più teatri. Da allora sono tornata nel 2019, nel 2021 (quella volta in bicicletta) e poi nel 2022, nel 2023 e nel 2024, esplorando soprattutto quella parte del Grande Nord che amo tanto, fino ad arrivare all'Oceano Artico. E ora sono tornata ancora. L'ultima volta ero qui nel 2024 e questa volta mi sono ritrovata più volte a pensare: “ma questo qui due anni fa non c'era.” San Pietroburgo sta crescendo a una velocità impressionante. Basta uscire dal centro e cominciano a comparire interi quartieri residenziali, decine di grattacieli, migliaia di appartamenti, nuove strade e nuovi servizi. E c'è una cosa che mi ha incuriosita. Quando un'impresa privata costruisce un nuovo complesso residenziale, non costruisce soltanto le case. E' obbligatorio costruire anche un asilo, una scuola, spazi verdi con aree gioco, servizi sanitari e un supermercato. E poi la velocità dei cantieri. Nel 2024 vedevo un cantiere e adesso, in alcuni casi, mi sono ritrovata davanti a un quartiere finito. Da noi siamo abituati a vedere opere che sembrano diventare parte permanente del paesaggio. Qui ho avuto spesso la sensazione opposta, si costruisce, si finisce e si va avanti. La cosa curiosa è che questo cambiamento lo incontri anche nelle cose più banali....
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