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Andrea Zhok - философия политика
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Канал Андреа Жока: антропология, философия и политика. 📖
Канал Андреа Жока: антропология, философия и политика. 📖
📖 Andrea Zhok — канал мыслителя в областях антропологии, философии и политики. Глубокие эссе о человеческой природе, обществе и власти. Анализ современных кризисов через призму классических идей. 🧠
Контент сочетает научный подход с философскими размышлениями: от этики до политических систем. Для интеллектуалов, ищущих нестандартные взгляды.
Эмодзи книги 📖 символизирует знания. Идеально для погружения в сложные темы, где антропология встречается с политикой.
Israele e USA hanno una notoria e capillare capacità di modellare la realtà percepita. Larry Sanger, cofondatore di Wikipedia, ha rivelato come la CIA abbia operato una sistematica revisione delle pagine di Wikipedia, per anni, nell’interesse del governo USA, di “governi amici” e di alcune corporations. Sappiamo che Israele sta allocando per le campagne propagandistiche (hasbara) enormi investimenti. Alla luce del sole ci sono 726 milioni stanziati per il 2026, ma molto altro (vedi il condizionamento dell’Eurovision o l’avvelenamento delle fonti delle AI, via società come Clock Tower X) passano per canali indiretti. Questo dato di fatto spiega la manifesta costante crescita delle campagne antiislamiche sui social media. Solo nella giornata di ieri ho contato tre post virali, con profluvio di like, che una breve indagine ha rivelato essere del tutto falsi (richiesta di adozione della Sharjia in Michigan, presunta persecuzione dei cani in quanto animali impuri, filmati di origine irrintracciabile descritti come spedizioni punitive di gruppi di islamici.) Questo turbinio di menzogne, mezze verità distorte o schiette diffamazioni è il concime su cui fioriscono le esternazioni dei nostri Vannacci, che drenano parassitariamente sangue dalle paure di molti, non per cercare di risolverle, ma per esacerbarle a fini elettorali. Il problema però non è l’uso elettorale: il punto di caduta di queste iniziative è ben più grave. Avendo il mondo visto il vero volto di Israele negli ultimi anni, la hasbara sta promuovendo un’operazione correttiva di soft power, che ripresenti Israele (e gli USA) nelle vesti sbiancate del “baluardo antiislamico”. Abbiamo visto che per questi attori internazionali il fine giustifica ogni mezzo. Al di là degli utili idioti che si prestano al gioco per qualche voto in più, il problema è che l’odio fomentato è reale: si sta spargendo massivamente benzina in un’area fumatori. E siccome gli esagitati ci sono in ogni gruppo, non ci vuole niente per organizzare un bel Bataclan e una guerra civile, come premessa per uno “scontro di civiltà”. Chi diffonde questa spazzatura è complice di ciò che seguirà.
Открыть канал и посмотреть медиаSegnalo per gli interessati: Ссылка скрыта
Открыть канал и посмотреть медиаC’è chi dice che il riarmo italiano è il prezzo da pagare se vogliamo sovranità. È possibile. È vero che non ci si deve illudere che ci aspetti un futuro irenico dove le capacità di difesa militare saranno irrilevanti. E però, cos’ha questo a che fare con l’attuale politica di riarmo italiano? In primo luogo, per discutere di esigenze militari si parte da un’analisi di quello che manca e che è richiesto nei conflitti attuali. Non si parte dal budget. Non si parte da quanti soldi si vogliono spendere. Quest’ultimo è il ragionamento di chi non sta pensando alla difesa, ma alle commesse per gli amici degli amici. Ma non solo. Le esigenze odierne della difesa passano, prima che da munizioni e carri armati, dalle infrastrutture delle comunicazioni e dai software dedicati. Ora, esattamente come si pensa di difendere la Patria con un sistema di telecomunicazioni consegnato a fondi esteri come il fondo KKR? Come si pensa di “fare la guerra” con sistemi informatici nazionali che girano su software made in USA? E che dire degli F-35 (100 milioni di euro), con i software di utilizzo in costante bisogno di aggiornamento, per cui se l’Italia vuole farli partire deve aver di fatto il permesso americano? Dunque, non raccontiamoci balle. Qui non si tratta affatto di preparare una difesa del paese nello spirito dell’art. 52 della Costituzione. Si tratta di continuare ad essere un’appendice dell’esercito americano, ma questa volta un’appendice spesata al 100% dall’erario italiano e più sacrificabile di prima. Se dovessimo reistituire la leva, a queste condizioni non sarà per difendere la patria, ma per fare piaceri alle èlite finanziarie che muovono le fila di Washington (e di Bruxelles) fornendo giovani italiani come carne da macello. Vogliamo parlare di dovere costituzionale della difesa della nazione? Parliamone. Ma per parlarne sul serio, prima ritiriamoci dalla Nato. Poi costruiamo una capacità di gestione autonoma in tutti i settori nazionali “dual use”, dall’elettronica alle telecomunicazioni, ai software (sovranità digitale). Costruiamo una rete satellitare nazionale. Poi forse potremo parlare, senza mentire, di investimenti per la difesa della patria.
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