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#INCHIESTA Estratti di conversazioni telefoniche intrattenute dalla poliziotta israeliana Oshrit Aliga, esponente del Servizio per le prigioni di Israele, in merito alle torture compiute ai danni di prigioniere e prigionieri palestinesi. Questo è il contenuto della nuova inchiesta condotta da Haaretz, i cui passi fondamentali vengono riportati in lingua inglese dal giornalista Shaiel Ben-Ephraim. COS’È STATO DETTO “Ecco un aggiornamento per te, è morto. Adesso sono molto felice e soddisfatta, ma è un casino in questo momento. C'era molto sangue… andrà tutto bene, sono contenta che sia successo. Sono pronta a mettere in gioco la mia carriera per questo, sono in pace, lo siamo tutti”. Con queste parole, rivolte su Whatsapp a una sua amica, Aliga confessava l’uccisione del detenuto palestinese Tha’er Abu Asab - avvenuta nel 2023 nella prigione di Ketziot - per cui sono state incriminate 12 guardie carcerarie israeliane. LA ‘ROUTINE’ La stessa Aliga, trattando del comportamento della polizia penitenziaria israeliana nei confronti dei detenuti palestinesi, sottolineava il carattere ricorrente di determinate condotte: “Li ho colpiti? Vorrei avere un modo per dimostrartelo, per mostrarti qualcosa, te lo giuro, sorella. Non mi hai mai conosciuto così. È routine”. E sul modo in cui definiva le detenute palestinesi, giunte nelle carceri israeliane dopo l’attacco di Hamas: “Abbiamo altre 70 putta** dal 7 ottobre. Ciascuna di loro, ovviamente, ha ricevuto un benvenuto personale, e alcune ne hanno avuto uno congiunto a causa della fornitura (limitata, ndr.) di manette". LA SITUAZIONE Come rimarcato da Ben-Ephraim, Aliga non figura tra le 12 guardie carcerarie incriminate per l’omicidio di Abu Aser. Nessun commento è stato rilasciato, da parte sua, in risposta a tale inchiesta. 👉@TheMenaDesk
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